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Informatica e IALavoro da remoto e collaborazione

Jitsi, ovvero come diventare il proprio fornitore di videoconferenza

· Michel Aguilera

Jitsi, ovvero come diventare il proprio fornitore di videoconferenza

Anche se il titolo sembra promettente, al limite dell’acchiappaclic, è proprio questa la promessa di questa soluzione Open Source. In questo articolo vedremo quali soluzioni basate su Jitsi esistono e che cosa propone Jitsi, oltre al modo in cui tutto questo può essere messo in opera. Ci tengo a precisare che installare un server richiede conoscenze tecniche approfondite di Linux e che non è necessariamente alla portata di tutti. Detto questo, cominciamo il nostro pellegrinaggio nel mondo magico di Jitsi.

Pronto?….Ci vediamo e ci parliamo!

Cominciamo spiegando qual è la funzione principale di Jitsi. Si tratta di una piattaforma di videoconferenza (avevamo già affrontato l’argomento in un articolo), utilizzabile in modalità multi-sistema (Windows, Mac, Linux, Android e iOS). Per gli utenti iOS, va precisato che sarà necessaria l’app Jitsi Meet (Apple non supporta nativamente il protocollo WebRTC in iOS).

Per usare Jitsi basta un semplice browser web, purché supporti WebRTC. Invitare nuovi partecipanti è semplificato al massimo: basta condividere un URL e conversare su PC direttamente nel browser web. Sono supportati: Firefox, Google Chrome, Opera e Microsoft Edge (ultima versione).

Predisporre uno spazio in cui incontrare i partecipanti a una conversazione è molto semplice. Per creare una stanza di conversazione o per entrarvi, basta inserire il nome del server e indicare un nome di conferenza nel campo online. Ecco l’esempio del server Jitsi di Infomaniak:

Infomaniak propone un’app per dispositivi mobili, per rendere l’esperienza d’uso ancora più semplice. Naturalmente, anche un semplice browser (Chrome o l’ultimissima versione di Microsoft Edge) potrà fare al caso tuo su qualsiasi computer.

Jitsi propone anche di organizzare riunioni online direttamente dalla propria infrastruttura, all’indirizzo: https://meet.jit.si

Per scoprire Jitsi in video, esiste un canale YouTube piuttosto ricco (attenzione, la maggior parte dei video è in inglese)

Il numero di server Jitsi si è moltiplicato in questi ultimi giorni, durante il periodo del Coronavirus e dei confinamenti, che hanno costretto molte persone a lavorare da casa. Questo vincolo è stato uno dei motivi di questo slancio di installazioni in tutto il mondo. D’altra parte, anche la preoccupazione per la riservatezza dei dati scambiati è stata uno dei motivi che hanno spinto ad adottare Jitsi come soluzione.

Non bisogna tuttavia dimenticare che l’avvio di questo genere di servizi richiede un certo numero di competenze tecniche (il WebRTC richiede parecchie ottimizzazioni per funzionare correttamente). Occorre quindi una buona esperienza su Linux per allestire il proprio server Jitsi e farlo funzionare in modo ottimale.

L’installazione del server richiede di aver predisposto prima una macchina Linux (idealmente Debian o Ubuntu). Ecco il video del canale sull’installazione di un server Jitsi:

Puoi trovare la procedura di installazione descritta in francese anche a questo link: https://framacloud.org/fr/cultiver-son-jardin/jitsi-meet

Le installazioni Jitsi possono essere configurate in alta disponibilità, come mostra questa immagine, che riprende uno schema di installazione cosiddetta “in cluster”:

Per gli esperti, si tratta di mettere in campo HAProxy, un modulo Linux che permetterà di configurare 2 server per la ridondanza, nei casi in cui l’alta disponibilità è un fattore importante. Quello che bisogna ricordare di Jitsi è il concetto innovativo e dirompente di potersi organizzare come il proprio fornitore di servizi di telecomunicazione su IP, con audio e video. La tecnologia WebRTC permette proprio di avere questa portabilità e questa facilità d’uso. Serve solo un link internet (un punto d’incontro) da condividere con le persone con cui dobbiamo conversare. È un po’ come darsi appuntamento al ristorante per andare a mangiare insieme. Si fissa un’ora, un punto d’incontro ed ecco fatto!

Per le organizzazioni attente alla propria riservatezza, questo tipo di soluzione offre una risposta semplice, elegante ed efficace. Il fatto di basarsi su uno standard di internet (WebRTC) permette a tutti di usarla su qualsiasi tipo di dispositivo (PC, tablet, smartphone), con una presa di confidenza rapida e un apprendimento facilitato. Produttori terzi, come 3CX, hanno adottato WebRTC e l’interfaccia di Jitsi per il loro ambiente di comunicazioni unificate. 3CX include inoltre la gestione delle chiamate telefoniche via VoIP e la portabilità dei numeri telefonici tradizionali. Un breve video promozionale:

In sintesi, siamo connessi?

Si può dire che l’esplosione delle richieste di soluzioni di videoconferenza ha permesso al grande pubblico di (ri)scoprire Jitsi e le sue diverse declinazioni sul mercato. Con questa apertura, il futuro delle telecomunicazioni come le conosciamo rischia di cambiare radicalmente, con una migliore integrazione nella vita quotidiana e una maggiore facilità d’uso per tutti. Questo richiede anche ai grandi nomi delle telecomunicazioni e dell’informatica di sapersi adattare a queste nuove sfide, per il futuro.

Approfitto di questo articolo per ringraziare Claude Stabile e Free-Solutions per le spiegazioni e per il tempo dedicato a fornirmi le informazioni utili alla stesura di questo articolo.

Traduzione automatica rivista dall’autore · Leggi l’originale in francese

Migrato da demoniak.ch · Fonte originale